Erieth

Erieth

vivowarlock

Ha un patrono a cui riferisce regolarmente tramite un rituale (si taglia la mano e ne contatta la presenza in un vuoto bianco). Il patrono percepisce tutto ciò che Erieth vede e fa, e gli ha ordinato fin dall’inizio della campagna, a Goya, di recuperare un anello dal dito di uno de i fratelli banditi. Erieth e Tariq li inseguono fino a casa del padre di Artemis, dove li affrontano insieme ad Artemis e Don Matteor; il fratello che portava l’anello non era però presente. Rintracciato in seguito in un casolare fuori città, gli viene mozzato un dito in combattimento ma sparisce nella confusione di un bagliore di magia di trasporto — missione rimasta in sospeso.

Su ordine dello stesso patrono, durante la sessione del 27 maggio è entrato invisibile nella Chiesa di Vallaki durante la messa, ha lanciato Darkness e ha pugnalato a morte Padre Lucian Petrovich, colpendolo con un Eldritch Blast mentre tentava la fuga con le reliquie. Ha lasciato vicino al corpo un punteruolo rubato dalla Bottega del Becchino per far ricadere la colpa su Van der Vort.

Ha guidato l’infiltrazione nella Villa del Borgomastro: è entrato da una finestra scassinata, ha eluso le guardie rendendosi invisibile e ha esplorato il primo e il secondo piano fino alla soffitta, cercando lo specchio magico segnalato da Don Matteor.

Il patrono lo ha rassicurato di non temere Strahd von Zarovich, definendolo di potere “di gran lunga inferiore” al proprio, e gli ha dato un nuovo indizio: seguire la strada verso “la residenza più grande”.

Ha guidato anche l’esplorazione della soffitta segreta della villa, scoprendo e interrogando il figlio di Barone Vargas — durante l’interrogatorio ha provato a chiedergli se conoscesse un certo “Polov”, senza risultato. Riflettendo sulla lettera mai aperta di Strahd, ha iniziato a dubitare che il vampiro sia davvero il loro nemico principale, viste le azioni ben peggiori a cui ha assistito a Vallaki.