Le origini, a Goya
A Goya, capitale di Morgren, Artemis si attira l’odio di alcuni lestofanti, che si vendicano attaccando suo padre. Nello stesso momento il patrono di Erieth gli ordina di recuperare un anello dal dito di uno dei fratelli lestofanti: Erieth e Tariq li inseguono e li affrontano a casa del padre di Artemis, insieme a lui e a Don Matteor. Il terzo fratello — quello che dovrebbe portare l’anello — non è presente allo scontro.
Don Matteor nota su tutti i cadaveri lo stesso strano tatuaggio sul collo e ne percepisce un’aura di morte e malvagità: è il collante che unisce il gruppo, dare la caccia ai membri superstiti de questa setta necromantica.
Le indagini nelle locande portano a un casolare fuori città. Il gruppo attira i nemici all’esterno e li sbaraglia, ma durante il combattimento un forte bagliore viola filtra dalle finestre di una stanza interna. A fine scontro: al terzo fratello è stato mozzato il dito, un membro della setta è sparito, e l’aura magica lasciata dal bagliore viene identificata da Don Matteor come magia di trasporto.
L’ingresso a Barovia
Al risveglio la mattina dopo, il casolare è avvolto nella nebbia. Sulla strada verso Goya il bosco è diverso, più fitto; dopo uno scontro con dei lupi il gruppo trova un cadavere che, agli occhi di Don Matteor soltanto, ha il suo stesso volto. Nella giacca, una lettera firmata Kolyan Indirovich, Borgomastro del Villaggio di Barovia, sconsiglia ai forestieri di entrare in queste terre. Poco oltre, un grande cancello si apre magicamente al loro arrivo. Lo attraversano.
Al villaggio: case sbarrate, cielo perennemente coperto, un lamento per strada — è Mary, che ha perso la figlia, tenuta segregata in casa “per proteggerla”. In locanda il gruppo incontra Ismark Kolyanovich, figlio del borgomastro, che spiega che da Barovia non si esce (nebbia velenosa) e che su queste terre regna un’entità che chiamano il diavolo, Strahd von Zarovich. Chiede al gruppo di scortare la sorella Ireena a Vallaki, offrendo in cambio la sua spada.
Nella chiesa del villaggio, Padre Donavich tiene rinchiuso il figlio nel sotterraneo — da sotto il pavimento arrivano lamenti. Racconta di una spedizione organizzata un anno prima da un mago venuto da lontano per abbattere Strahd: nessun sopravvissuto tranne suo figlio, tornato “cambiato”, trasformato in qualcosa di simile a Strahd.
Passando la notte a casa del borgomastro morto, il gruppo assiste a una processione di spettri — perlopiù guerrieri — che marciano in fila verso il Castello Ravenloft. La mattina dopo seppelliscono Kolyan e partono per Vallaki con Ismark e Ireena.
Vallaki: le reliquie e il vino
Le reliquie di un santo, rubate dalla Chiesa di Vallaki (che le teneva consacrata), portano il gruppo alla Bottega del Becchino: Van der Vort manda a chiamare le guardie (che non arrivano mai) e sparisce. Al piano di sopra il gruppo trova le reliquie e un gruppo di vampiri che li attacca; fuggono, ne uccidono alcuni durante l’inseguimento e riportano le ossa in chiesa. Nella stessa bottega trovano un foglio con l’ordine di riempire bare di terra, firmato “P.”, e delle statuette con liquido non identificato.
Urwin li manda a recuperare la fornitura di vino mancante al Wizard of Wines: la cantina è invasa da mostri-pianta guidati da druidi malvagi al servizio di Strahd, che gli avevano rubato una delle tre gemme del vino. Sgominati i druidi, il gruppo recupera il vino e lo riporta a Vallaki. Dai registri della cantina emergono rapporti non ostili con Strahd fino a qualche decennio fa, poi cessati.
Rientrati in camera, trovano una lettera con sigillo di ceralacca: Strahd si scusa per la maleducazione e li invita a cena al castello. Detect Magic rileva un’aura debole, non applicata a nessun oggetto o persona: la lettera resta sul tavolino della stanza, non accettata.
Il quadro attuale a Vallaki
Barone Vargas impone la “felicità di stato” con metodi violenti: la gente sorride per le guardie, ma è stanca e terrorizzata (gente incatenata e torturata, secondo Urwin). Odia Strahd e sostiene che il dominio su queste terre spetterebbe a lui o a un suo discendente; è vanitoso e manipolabile facendo leva sulla sua importanza nobiliare.
Izek, capitano delle guardie (braccio demoniaco), è ossessionato da Ireena. Ireena non è figlia naturale del vecchio borgomastro: fu trovata fuori città a 16-17 anni; anche Strahd è ossessionato da lei.
Dalla Villa del Borgomastro Don Matteor aveva rilevato due aure magiche: una era lo specchio che con una formula può evocare un assassino spettrale (mai trovato), l’altra si è rivelata essere lo studio segreto in soffitta del figlio segreto di Barone Vargas, fonte dei bagliori viola visti dall’esterno — la stessa magia di trasporto vista all’inizio della campagna al casolare fuori Goya. Il ragazzo è stato scoperto, interrogato e la sua morte inscenata da suicidio.
Una setta incappucciata, riconducibile a una casata locale, è più setta che milizia: vestiti uguali, cappucci, nessuna armatura. Artemis li ha seguiti fino all’ingresso della loro casa senza riuscire a scoprire altro.
Rictavio, alla locanda da un mese, dice di dirigere un circo ambulante in cerca di talenti e stranezze — Erieth lo ritiene poco credibile: lo ha seguito mentre portava cibo alla rimessa dei carri, dove è salito su un carro chiuso e ci ha gettato dentro qualcosa. La Torre Abbandonata fuori città, di nuovo abitata con un carro identico parcheggiato davanti, interessa molto Don Matteor.
Possibili alleati o terze parti: il clan di Urwin (mannari-corvo), i cavalieri con il simbolo del drago di Argynvostholt (segnalati da un non-morto), e Baba Lysaga, che si fa chiamare “la madre di Strahd” — posizione ambigua, contraria ai druidi ma di lealtà incerta.
Fine “stagione 1”
Il patrono di Erieth gli ordina di uccidere “il prete”, senza specificare quale. Erieth esegue in chiesa a Vallaki giocando tra invisibilità e oscurità, senza essere visto: la gente scappa urlando al demonio. Lascia vicino al corpo un pugnale rubato dalla bottega del becchino per far ricadere la colpa su di lui. Il cielo si addensa in nubi pesanti e vorticose sopra Barovia.
La villa, il bando e la fuga da Vallaki
Durante la festa del Sole Splendente, il gruppo si infiltra nella Villa del Borgomastro alla ricerca dello specchio magico. Non lo trova, ma scopre nella soffitta uno studio segreto dove il figlio di Barone Vargas studiava magia proibita — la stessa magia di trasporto già vista al casolare fuori Goya — insegnatagli in parte da un misterioso nobile incappucciato mai identificato. Il gruppo lo interroga e ne inscena il suicidio.
Nel frattempo, in piazza, Don Matteor evita con un discorso pubblico e un incantesimo una carneficina, ma si inimica Barone Vargas al punto da farsi bandire da Vallaki insieme a Ismark Kolyanovich e Ireena. Il gruppo lascia la città all’alba, nascosto per la notte nella Bottega del Becchino ed evitando le pattuglie grazie a una Suggestione di Erieth, diretto verso l’Accampamento dei Vistani — ritenuti gli unici a sapere come lasciare le nebbie di Barovia. Erieth, riflettendo sulla lettera di Strahd ancora intonsa, comincia a dubitare che il vampiro sia davvero il loro nemico principale.