L'imboscata del vecchio e il fuoco dei Vistani

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In viaggio verso i Vistani

All’alba il gruppo lascia Vallaki sul carro, con Ismark Kolyanovich e Ireena al seguito e un barile di vino che Artemis ha contrattato con Urwin — più sicuro con loro che in città, dice. I corvi di Urwin li scortano fino a un buon tratto fuori dalle mura. Alle loro spalle restano guardie nervose e sospettose e una mezza rivolta fomentata dagli incappucciati de la setta: il gruppo si chiede se la loro partenza non abbia di fatto consegnato la città a Strahd.

La meta è l’Accampamento dei Vistani: il figlio segreto del borgomastro non sapeva come lasciare Barovia, e i Vistani restano l’unica via conosciuta per attraversare le nebbie. Il tempo è un po’ migliore delle sere precedenti, ma la Vecchia Strada Svalich è ancora fangosa.

Il mulino in rovina

Ripercorrendo a ritroso la strada fatta per arrivare a Vallaki, il gruppo passa accanto al Mulino in Rovina, lo stesso da cui un Vistana ubriaco incontrato all’inizio del viaggio li aveva messi in guardia. Le pale sono ferme e rotte, le finestrelle chiuse dagli scuri, nessun fumo né tracce a terra. Interrogato da Erieth, Ismark ammette di non esserci mai stato: girano voci, perlopiù per tenere la gente lontana, di un luogo infestato da cui qualcuno non è mai tornato. Il gruppo tira dritto.

Discorsi sul carro

Sul carro si discute di cosa aspettarsi dai Vistani. Artemis ricorda che Strahd li ha invitati a cena e si è persino scusato: finché non dimostrano il contrario, non sono ancora suoi nemici — anche se non sono nemmeno suoi alleati. Propone di sondare l’accampamento in disparte con Erieth mentre gli altri parlano, e indica con un ghigno Ismark e Ireena come il “diversivo” perfetto.

In lingua drow, Artemis confida a Erieth di aver riscoperto dopo il caos di Vallaki quanto sia ancora viva la propria natura drow, pur essendo cresciuto tra gli umani, e di considerarlo la cosa più vicina alla sua stirpe: ha la sua fiducia. Erieth lo mette in guardia dal fidarsi troppo — lui degli umani non si fida — e rimandano il discorso a un momento più tranquillo all’accampamento.

Don Matteor, contrario fin dall’inizio ad andare dai Vistani prima di aver trovato altri alleati, è teso e silenzioso. Teme di essere tornati al punto di partenza, senza più nessuno a cui chiedere aiuto. Erieth gli butta lì un’alternativa: andare a sentire cosa ha da dire Strahd al Castello Ravenloft. Don Matteor rifiuta: senza carte da giocare, sarebbe il gioco del gatto col topo. Per Erieth gli schieramenti si stanno delineando — da una parte Strahd, i Vistani e i druidi; dall’altra Vallaki e i cavalieri del drago di Argynvostholt — e i secondi sono sempre meno.

La trappola sulla strada

Poco prima dei grandi cancelli, Don Matteor sente in lontananza, oltre le curve e la vegetazione, una richiesta d’aiuto: la voce di un uomo adulto. Ferma il carro. Il gufo famiglio di Tariq Cornelius, alzatosi in volo, scorge a meno di cento metri un carro con una ruota staccata, due cavalli a terra, un anziano e due bambine assediati da quattro lupi.

Il gruppo li prende di sorpresa. Tariq investe un lupo con quattro raggi roventi, poi avvolge il branco in uno Schema Ipnotico che paralizza tutti e quattro i lupi e una delle bambine. Artemis, sgusciato tra gli alberi, ferisce uno dei lupi imbambolati, svegliandolo. L’animale salta oltre i cavalli e, atterrando, si alza su due zampe: è un lupo mannaro. Artemis lo finta con la scimitarra e gli pianta il pugnale nella gola, uccidendolo.

Quando Artemis solleva la bambina sveglia per portarla al carro, la trova molto più pesante del normale: la lascia a terra e avverte gli altri che qualcosa non va. Poco dopo, la bambina spinge apposta un altro lupo per risvegliarlo; Erieth lo respinge all’istante con un Eldritch Blast. Don Matteor lancia Individuazione del Male e del Bene: l’anziano e le due bambine brillano intensamente — sono malvagi, e non-morti.

Le due “bambine” corrono verso il gruppo e, attraversando una sorta di lente che ne deforma l’immagine, si rivelano due vampire guerriere. La prima artiglia Ismark ma pianta le unghie nella sponda del carro e resta incastrata; la seconda attacca Artemis, che devia metà del colpo con la scimitarra. Ireena, vedendo il fratello in pericolo, si lancia contro la vampira ma la manca. Tariq colpisce il secondo lupo con un Globo Cromatico, Artemis evoca una sfera di oscurità tra i nemici e risale sul carro, ed Erieth — che con la vista del diavolo vede anche nell’oscurità magica — scaraventa via entrambe le vampire con due Eldritch Blast.

Don Matteor sprona i cavalli, supera il carro in panne passando sopra le radici e urta di striscio una delle vampire accecate; allontanandosi, la colpisce con una Fiamma Sacra. A una quarantina di metri di distanza il gruppo vede l’anziano uscire dalla sfera d’oscurità e sorridere. La sua voce risuona nitida nelle loro teste: «Sapevo che non mi avreste deluso». Poi scoppia in una fragorosa risata e si dissolve in un turbine di nebbia che vola via. Il gruppo si chiede chi fosse: forse lo stesso Strahd, anche se un espediente così da quattro soldi non sembra degno di un signore di quel rango.

Verso l’accampamento

Oltrepassano il cancello con i busti di pietra, lo svincolo verso nord-est che sale al Castello Ravenloft e il ponte sulla cascata, accanto al quale un sentiero scosceso scende verso un laghetto. Nel primo pomeriggio si fermano su una piccola altura: Don Matteor cura il graffio di Artemis e il gruppo fa il punto. L’unico piano è raccogliere informazioni su Strahd e su queste terre — dopotutto, all’inizio del viaggio, un Vistana li aveva invitati a una festa — senza fidarsi di nessuno.

Ismark e Ireena sono sempre più nervosi: Ismark non si fida dei Vistani e detesta parlare con loro, «un raggiro dopo l’altro». Artemis gli risponde che l’importante non è il valore delle parole, ma che l’attenzione resti su di lui.

Il fuoco dei Vistani

La strada sfuma in un sentiero fangoso solcato da molti carri e sbuca in una radura accanto a un fiume che si allarga in un piccolo lago: cinque tende colorate attorno a quattro carri dal tetto a botte, una tenda molto più grande sulla riva illuminata dall’interno e sorvegliata da due figure, otto cavalli liberi che si abbeverano. Attorno a un grande falò una ventina di Vistani suona, balla e beve, senza sentinelle.

Li accoglie per primo Marcus, il matto del campo, che li chiama a gran voce prima che un altro Vistana (che si presenta come Arrak) lo riporti a letto e inviti il gruppo a unirsi al fuoco. «Più il cielo è scuro, più i Vistani fanno festa», spiega: la preoccupazione nasce dentro di sé, e lì va combattuta. Il gruppo offre vino e qualche razione di quelle avute da Urwin; i Vistani accettano con calore, tutti sorridenti e gentilissimi. Artemis lascia a Ismark e Ireena la sorveglianza del carro e dei cavalli.

Un cantastorie di mezza età racconta di un potente mago giunto più di un anno prima, carismatico, che infiammò il popolo di Barovia contro Strahd e lo condusse in massa al castello. All’apparire del vampiro i contadini fuggirono; il mago e Strahd si sfidarono a colpi di incantesimi dai cortili di Ravenloft fino a un precipizio sopra le cascate. Il mago sopravvisse a una frana e a un fulmine, ma non all’assalto del vampiro: precipitò per trecento metri e il fiume Ivlis ne portò via il corpo prima che il cantastorie potesse frugarlo. Non ne ricorda il nome, solo che suonava importante — la stessa spedizione di cui aveva parlato Padre Donavich.

Erieth gli chiede del mago pazzo che scaglia fulmini su chiunque si avvicini al lago a nord di Vallaki: il cantastorie ne ha sentito parlare più o meno da un anno, ma non ha mai collegato le due storie, e di certo non andrà a controllare. Del signore di queste terre dice solo che le conquistò di diritto molto tempo fa, in guerra, e che la sua è una linea di sangue nobile che il tempo non spezza. I Vistani sono nomadi e riescono a passare da una terra all’altra perché, dice, «evidentemente siamo fortunati»: non tutto ha un prezzo, ma quasi tutto.

Il cantastorie consiglia al gruppo di passare da Madama Eva, nella tenda più grande: avrà molto da dire loro. Il gruppo si avvia verso la tenda, Artemis con in mano una bottiglia di quello buono.