Il figlio del Borgomastro e la fuga da Vallaki

colpo di scena

Il cerchio impossibile

Nello studio segreto della soffitta, il gruppo esamina il tappeto impolverato: sotto c’è un secondo cerchio di teletrasporto disegnato peggio di quelli sulle pergamene, un evidente tentativo di replicarlo senza successo. Tariq lo riconosce e spiega agli altri come funzionano questi sigilli: una combinazione univoca di rune collega due punti fissi, ma un cerchio “usa e getta” come questo scompare dopo un solo utilizzo — solo quelli permanenti, in luoghi come templi, restano attivi. Le macchie scure sparse intorno al cerchio, ripulite alla meno peggio, non rivelano nessun pattern riconoscibile.

Persa la speranza di completarlo o di scoprire dove porti senza un codice di destinazione noto, l’attenzione si sposta sui tre “bambini” fermi nell’angolo. Erieth ne decapita uno con un tocco della sua lama e poi un Eldritch Blast: la testa rimbalza contro il muro, confermando che si tratta di manichini di legno intagliato vestiti da scolari, non persone vere.

L’interrogatorio

Con un coltello alla gola, Artemis interroga il giovane legato — il figlio segreto di Barone Vargas. Tra minacce e qualche schiaffo, l’incalzare di Artemis (in Draconico, per tenere all’oscuro Don Matteor presente) ottiene la storia completa: non è mai riuscito a far funzionare l’incantesimo da solo, ha trovato il grimorio nella biblioteca del padre senza sapere come ci fosse finito, e qualche sera prima un nobile incappucciato sconosciuto si è presentato alla villa. Fatto entrare dalla serva Gertrude senza che nessuno lo controllasse più, l’incappucciato ha raggiunto la soffitta senza che nessuno gli mostrasse la strada — segno che sapeva già dove andare. Gli ha chiesto in cambio del proprio aiuto magico solo dei componenti: gessetti e inchiostri rari infusi con gemme preziose (valore 50 monete d’oro) e ali di pipistrello. Con quei componenti, senza disegnare alcun cerchio a terra, l’incappucciato ha attivato l’incantesimo a mani nude — la fonte del bagliore viola notato più volte dall’esterno — per poi sparire senza insegnargli altro.

Interrogato su un certo “Polov” e sulla gente incappucciata vista in città, il ragazzo nega tutto, ma Artemis nota che abbassa lo sguardo proprio quando gli si chiede dei cappucci — segno che mente. Ammette invece, con riluttanza, che i suoi tentativi falliti di ripetere l’incantesimo sono costati la vita a due servitori di casa, tra cui probabilmente Gertrude stessa, e che è stato suo padre a trovarlo lì dentro dopo che l’incappucciato se n’era già andato — motivo per cui non gli ha mai raccontato nulla. Terminato l’interrogatorio, Artemis lo tramortisce con un colpo netto alla fronte, non letale.

Il finto suicidio e la fuga dalla villa

Il gruppo decide di inscenare un suicidio: impiccano il ragazzo a una trave della soffitta con la sedia rovesciata ai suoi piedi e un cartello beffardo (“Non va tutto bene”) appeso alla pancia, mentre fuori dalla finestra si addensa un numero innaturale di corvi che picchiettano contro il vetro. Recuperata la seconda spada di Artemis con Mano Magica, Erieth si cala dalla finestra e usa il suo ultimo Passo Nebbioso per guadagnare terreno; gli altri due scendono con la corda, uno sorretto dall’altro con due Mani Magiche. Mentre si allontanano tra i vicoli senza essere visti, vedono una truppa di guardie raggiungere proprio in quel momento l’ingresso della villa, e uno sciame di pipistrelli attraversare il cielo in direzione del castello di Strahd — secondo Urwin, una delle sue spie.

Ritorno alla locanda

Riuniti alla Locanda di Urwin, Tariq identifica gli anelli sottratti al ragazzo — nessuno magico, ma uno reca lo stemma della casata Vallakovic — e studia il grimorio: trucchetti e incantesimi fino al quinto livello (tra cui palla di fuoco, volare e invisibilità superiore), la conferma che chi lo possedeva in origine fosse un incantatore di potere straordinario.

Artemis scambia intanto poche battute con Rictavio, intento a un solitario alla locanda: gli blocca per gioco una carta e riceve in cambio un’allusione inquietante, un giorno voler leggere “il tuo diario, con tutte le tue avventure” — nessuno gli ha mai detto di tenerne uno.

La piazza: il prezzo della clemenza

Nel frattempo Don Matteor racconta agli altri come sia andata la festa in sua assenza: la sfera cerimoniale del Sole Splendente, bagnata dal temporale, non si è accesa, la folla è scivolata nel caos e Barone Vargas ha quasi scatenato le proprie guardie contro i cittadini. Don Matteor ha guadagnato tempo con un discorso pubblico in difesa dell’unità di Vallaki, ma si è inimicato Vargas al punto da farsi dichiarare non gradito e ordinare l’espulsione sua, di Ismark Kolyanovich e di Ireena dalla città — bando che resta in vigore nonostante l’incantesimo che in extremis ha placato l’ira del Borgomastro.

La decisione di partire

Persa ormai l’unica pista rimasta sull’uomo incappucciato — svanito nel nulla col teletrasporto — il gruppo decide di dirigersi verso l’Accampamento dei Vistani, ritenuti gli unici a sapere come lasciare le nebbie di Barovia, rimandando una tappa ad Argynvostholt. Erieth, guardando la lettera ancora sigillata di Strahd sul tavolo, confessa di non essere più così sicuro che il vampiro sia il loro vero nemico, viste le atrocità ben peggiori viste a Vallaki per mano di uomini vivi.

Per evitare il rastrellamento di guardie scatenato dall’omicidio di Padre Lucian Petrovich e dalla scoperta del cadavere in soffitta, il gruppo passa la notte nascosto nella Bottega del Becchino, ormai libera dai vampiri, dopo che Urwin ha promesso di lasciare loro qualche corvo di guardia. Lungo il tragitto una pattuglia ferma Ismark Kolyanovich come straniero sospetto: Erieth, nascosto, lo incanta con Suggestione convincendolo a scortare lui e i compagni fuori dalla città in sicurezza — la scorta, gentilissima, li accompagna fino al cancello e li lascia andare senza fare altre domande.

All’alba il gruppo recupera il carro da Urwin e lascia Vallaki, notando lungo la strada principale una tensione crescente tra cittadini e guardie, apparentemente istigata da alcuni incappucciati de la setta mescolati alla folla. La compagnia esce dai cancelli senza intoppi, diretta verso l’Accampamento dei Vistani.