Il primo insediamento raggiunto dal gruppo dopo essere entrato a Barovia attraverso un grande cancello apertosi magicamente al loro arrivo. Case sbarrate, cielo perennemente coperto, un lamento per strada: è Mary, che ha perso la figlia. Alle porte sono ancora appesi mazzi d’aglio e rametti d’aconito, insieme a specchi inchiodati agli stipiti — vecchie usanze contro le creature della notte che nessuno in paese osa abbandonare. Il villaggio è cinto da una rozza palizzata di legno, poco più che un gesto simbolico contro ciò che vaga oltre i suoi confini.
Poco fuori dal villaggio il gruppo trova il corpo del borgomastro Kolyan Indirovich, con un biglietto che sconsigliava ai forestieri di entrare in queste terre. Nella sua casa, la notte prima della sepoltura, il gruppo assiste a una processione di spettri — perlopiù guerrieri — che marciano in fila verso il Castello Ravenloft.
In locanda il gruppo incontra Ismark Kolyanovich, figlio del borgomastro, che chiede di scortare la sorella Ireena a Vallaki — da Barovia non si esce, la nebbia oltre i confini è velenosa.
Nella chiesa del villaggio, Padre Donavich tiene rinchiuso nel sotterraneo il figlio, tornato “cambiato” da una spedizione fallita contro Strahd von Zarovich.