Impone su Vallaki il programma della “felicità di stato” (l‘“andrà tutto bene”) con metodi violenti: la gente sorride per le guardie, ma è stanca e terrorizzata — Urwin conferma che c’è gente incatenata e torturata per questo. È vanitoso, manipolabile facendo leva sulla sua importanza nobiliare, odia Strahd von Zarovich e sostiene che il dominio su queste terre spetterebbe a lui o a un suo discendente.
Riceve il gruppo (e Ismark Kolyanovich in veste di “Borgomastro di Barovia in visita ufficiale”) nel suo studio nella Villa del Borgomastro, accettando un regalo di vino riconfezionato. Durante la propria festa, la Festa del Sole Splendente, quando un temporale improvviso spegne la sua torcia proprio mentre deve accendere la grande sfera di vimini cerimoniale, una guardia ride: Vargas ne ordina l’arresto e la fa trascinare nel fango legata dietro il proprio cavallo, ridendo e gridando “vedete cosa succede ai nemici della felicità” — ignora il tentativo di Don Matteor di intercedere per clemenza, e quando Matteor osa un discorso pubblico in difesa dell’unità della città, lo dichiara non gradito e ordina di disarmare ed espellere Ismark Kolyanovich e Ireena. Un incantesimo di Matteor placa la sua ira e gli fa dimenticare l’accaduto, ma il bando contro i tre resta comunque in vigore.
Ha un figlio segreto — vedi Figlio di Vargas (nome sconosciuto) — tenuto nascosto in uno studio ricavato nella soffitta della villa, dove si dilettava di magia proibita appresa da un grimorio della biblioteca di famiglia. Il gruppo lo scopre, lo interroga e ne inscena il suicidio; non è chiaro se e quando Vargas scoprirà la verità sulla sua morte.